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Questa guida non ha la pretesa di essere esauriente, e per forza di cose alcuni argomenti piuttosto lunghi o che richiedono semplicemente la sana lettura di qualche pagina tecnica verranno saltati a piè pari. Invece, troverete qui il riassunto della mia piccola esperienza di mapper, e tanti consigli su come affrontare il mapping. L’obiettivo è dare delle risposte alle domande che solitamente vengono fatte sul canale IRC, e farvi risparmiare tempo.

1) Perchè OSM?
Voglio evitare di ripetere quanto scritto nei precedenti post, quindi faccio un riassunto:
- per creare una cartografia libera del pianeta
- per ottenere una cartografia corretta e dettagliata del pianeta (senza villaggi fantasma e uova di pasqua)
- per liberare i geodati e sensibilizzare il pubblico al tema dei prodotti degli investimenti pubblici che dovrebbero essere proprietà comune (la cartografia finanziata con i soldi pubblici non è di pubblico dominio in quasi tutti gli stati europei)
- per fare sport, per rivalutare la bicicletta e il trasporto sostenibile, per valorizzare le piste ciclabili, i percorsi pedonali e la mobilità ecologica ed alternativa
Spero di non aver dimenticato niente, si accettano suggerimenti.

2) Cosa serve?
Un navigatore satellitare di qualsiasi genere: va bene un Garmin, TomTom, sia da auto che pedonale, così come è possibile utilizzare qualsiasi dispositivo in grado di registrare i dati del GPS che abbia un minimo di mobilità: un portatile, un cellulare con bluetooth, possono essere collegati senza fili all’antenna GPS (prezzo indicativo intorno ai 50€).
Personalmente, utilizzo un Nokia 6630 con antenna bluetooth Hamlet (chip GPS SirfStrar III).

3) Come acquistare?
Ognuno ha i suoi canali d’acquisto preferiti: Trony, MediaWorld, il negozio sotto casa, eBay. Se siete principianti ed avete un telefonino od un palmare con bluetooth e che permetta di installare almeno un programmino, vi consiglio di cominciare con i mezzi che avete, senza spendere un centinaio di euro in altri navigatori. In fin dei conti, ciò che ci interessa è solo registrare i dati dal GPS, tutto il resto è solo questione di comodità. La scelta delle antenne bluetooth è relativamente ampia, vi consiglio un’antenna con chip SirfStar III.

4) Il software
Solitamente, i programmi installati nei navigatori da auto non includono alcun programma per registrare le tracce GPS. In questa guida tratteremo soltanto la configurazione dei Nokia con Symbian v2 e v3. È comunque possibile installare applicazioni adeguate anche sul TomTom, e tutte le informazioni in merito possono essere trovate sul Wiki ufficiale di OSM (qui per la precisione) o chieste direttamente sul canale IRC italiano.

Per il mio Nokia 6630 (e quindi faccio riferimento anche a tutta la Serie60 e quasi tutta la Serie N), utilizzo due programmi: AFTrack e WhereAmI. Il primo è software proprietario (si acquista direttamente dal sito del produttore per circa 10€, ed è reperibile anche attraverso le solite vie “traverse” e non legali). WhereAmI è software libero sotto licenza GNU. In generale, fanno sostanzialmente le stesse cose, ma ritengo che AFTrack sia più versatile e semplice da usare, lo raccomando ai meno esperti, anche se sono uno strenuo difensore del software libero. Entrambi permettono di registrare le tracce GPS ma WhereAmI permette anche di visualizzare agevolmente le mappe scaricate da OSM, e quindi di testarne l’accuratezza (è teoricamente possibile farlo anche con AFTrack, ma è molto più complesso impostarlo, io non ci sono riuscito).
Nella mia esperienza quotidiana, è possibile usare AFTrack per registrare le tracce GPS, e WhereAmI come navigatore che utilizza le mappe di OSM, testando quelle da create personalmente.

5) Cominciamo
Una volta installato AFTrack (meglio installarlo sulla MMC e non nella memoria del Nokia), all’avvio chiederà di accendere il bluetooth per collegarsi all’antenna GPS, che viene riconsociuta nel giro di qualche secondo. Ho volutamente tralasciato il processo di prima accensione dell’antenna, che varia a seconda della marca e del modello (si presume quindi che l’antenna sia già accesa e funzionante). Ricordate che spesso le antenne impiegano qualche minuto per collegarsi ai satelliti, è bene aspettare che siano già collegate prima di aprire AFTrack.
Il programma è strutturato in “schede”, ognuna delle quali contiene informazioni sulle attività in corso del programma; la descrizione completa delle funzionalità è contenuta nel sito ufficiale.

  • Direzione: contiene la bussola con la direzione attuale;
  • Posizione: indica la posizione attuale e fornisce dati in tempo reale su posizione e velocità;
  • Andatura: velocità dello spostamento, il minimo, massimo, la media;
  • Mappa: è sicuramente la scheda più interessante, contiene la mappa delle tracciature delle coordinate GPS (tracks) da noi percorse in tempo reale. Ha funzione puramente informativa. Sulla Mappa, il pallino verde in basso a sinistra contiene il numero di satelliti agganciati, che è auspicabile sia almeno di 6.

6) Impostare software e hardware prima di partire
Entrate in macchina, salite sulla bicicletta, cominciate a camminare, salite sul treno, quel che vi pare. È tuttavia sempre importante posizionare l’antenna GPS nel punto più alto del proprio corpo (o del mezzo in cui ci si sta muovendo), per ricevere bene anche il segnale dei satelliti alle proprie spalle. Se siete in bici o a piedi, l’ideale sarebbe fissare l’antenna sul proprio casco (si, qualcuno lo fa). In auto, il ricevitore sul cruscotto va benissimo.
Dato che antenna e Nokia comunicano via bluetooth, potete metterli in tasche diverse,nella giacca, nel portaoggetti dell’auto, nello zaino o comunque non per forza l’uno vicino all’altro.
Prima di cominciare, è utile impostare un pò AFTrack. Il programma non fa altro che registrare, in base a schemi configurabili, le coordinate, l’altitudine e l’ora esatta in una sequenza, che formerà un percorso (track) poi esportabile in un file (IGN). Dobbiamo regolare la maniera in cui il programma registrerò i punti: potrebbe registrare un punto ogni X secondi, oppure variare la frequenza di registrazione dei punti in funzione del fatto che siamo a piedi, in bici o in auto. Tutto ciò è regolabile dal menù [MENU]. Per esperirenza personale, uso sempre la modalità più “intensiva”, ovvero 1 punto / secondo.
Fatto ciò, posizionate AFTrack sulla scheda che più vi interessa (di solito Posizione o Mappa), premete il tasto sinistro del Nokia, e dal menù “Percorso” selezionate “Inizia percorso”. Da questo momento in poi, il programma comincerà a registrare il vostro percorso, quindi… buon mapping!

Come prima mappatura, vi consiglio di fare avanti e indietro per un paio di centinaia di metri, giusto per ottenere un primo semplice tracciato.
Quando avete finito, selezionate il menù con il tasto sinistro “Percorso — Stop percorso”. NON CHIUDETE il programma.

7) Esportazione e conversione delle tracce
AFTrack permette di esportare il percorso in formato IGC, tramite il menù “Percorso — Esporta percorso (IGC)”. Il file viene salvato in C: o E: (a seconda di dove avete installato il programma) E:/Nokia/Others/AFTrack/nomefile.igc. Per navigare tra le cartelle del Nokia vi consiglio il programma FExplorer. Potete inviarlo via bluetooth al pc, oppure inserire la MMC in un lettore apposito integrato nel pc/portatile oppure da lettore esterno via USB.
Una volta copiato il/i file nel pc, occorre convertire il file IGC in GPX, formato universalmente compatibile, accettato da OpenStreetMap. Per farlo, possiamo usare l’arcifamoso programma GPSBabel. Su Ubuntu si trova già nei repository, dovrebbe essere così anche per altre distribuzioni. In generale, su GNU/Linux GPSBabel funziona solo da riga di comando, mentre per Windows c’è un programma in .exe dotato di una comodissima interfaccia grafica. Se come me non avete tempo e voglia di destreggiarvi con decine di opzioni da terminale, installate Wine su GNU/Linux e fate partire l’exe per Windows: il programma è standalone e non necessita di installazione.
Una volta avviato GPSBabel, l’interfaccia forse non è il massimo dell’intuitività, ma meglio del terminale (almeno per me). Dal primo menù a tendina selezionare come formato di input FAI/IGC. Nella prima riga, con il pulsante a destra si possono sfogliare le cartelle e caricare il proprio file IGC. Nella seconda riga, premere sempre il pulsante a destra per selezionare un percorso in cui salvare il file, dandogli un nome che termini con “.gpx”. Premere “Let’s Go” per avviare la conversione, che dovrebbe essere istantanea. Possiamo chiudere GPSBabel.
È possibile fare la stessa cosa da terminale, il comando è (ovviamente, posizionarsi nella cartella che contiene i file igc prima di dare il comando):

gpsbabel -i igc -f nomefile.igc -o gpx -F nomefile.gpx

Per tenerlo meglio a mente, la struttura delle opzioni comando dovrebbe essere questa (correggetemi se sbaglio):
-i: “input”, viene seguito dall’estensione del file da trasformare (nel nostro caso, igc);
-f: “file” identifica il nome del file di input;
-o: “output”, viene seguito dall’estensione del file di destinazione (per noi, gpx);
-F: “File” identifica il nome del file di output.

8) Elaborare e disegnare la mappa
Adesso siamo al bivio tra due filosofie di pensiero, e la soluzione sta sempre nel mezzo. Long story short: la base del sistema di OSM è un grande database di tracce GPX, che vengono poi messe tutte insieme e sulle quali, tramite un editor, si disegna la mappa. Quindi, possiamo dire che le tracce GPX delle strade da noi percorse fungono da “riferimento visivo” per disegnarci sopra la strada, piazza, chiesa, rotatoria, ecc. Sarà il layer da noi disegnato a costituire la mappa vera e propria, e verrà caricato anch’esso su OSM, ed andrà ad integrare le mappe già disegnate da altri (se nella nostra zona ci sono altri mapper). Quindi, semplificando, possiamo dire che tutto il lavoro su OSM è organizzato su due livelli paralleli:

  1. livello “inferiore”, dei GPX, funge da riferimento
  2. livello “superiore”, della mappa, è il risultato della nostra attività di disegno della mappa

I file GPX possono essere utilizzati in locale, sul proprio pc, per disegnare la mappa che poi verrà caricata su OSM, oppure possono essere prima caricati su OSM e poi utilizzati. La differenza tra le due situazioni è che nella prima solo noi avremo a disposizione il riferimento dei GPX, mentre nel secondo caso, essendo caricati su OSM, sono a disposizione di tutti, e si potrà dare l’opportunità anche ad altri di usarli come riferimento per disegnare le strade nella zona. Personalmente, vi consiglio sempre di caricare i GPX. Per farlo, è necessario registrarsi sulla mappa di OSM, come se si fosse su Wikipedia. Dal proprio profilo personale, è possibile caricare i file GPX, associando ad ogni file caricato una descrizione ed un tag, che permetterà agli utenti di rintracciarlo facilmente in caso di necessità. Ovviamente, è meglio se il tag è un toponimo, ovvero il nome della località mappata (per esempio, i miei tag contengono il nome di “terlizzi”, “molfetta”, “canosa”, ecc - vedi qui).

Purtroppo, le risorse di banda attualmente a disposizione del progetto sono inferiori a quelle che servirebbero, motivo per cui ci vuole più di qualche ora perchè una traccia venga caricata (vi consiglio di metterle a caricare la sera, e la mattina dovreste ricevere l’email di conferma dell’avvenuto upload).

Adesso, è tempo di imparare qualcosa sugli editor. Ovviamente, non mi sogno neanche lontanamente di insegnarvi ad usare i due editor esistenti per OSM (sono niubbo persino io, e per quello ci sono ottime guide in italiano sul wiki di OSM), ma piuttosto di rispondere ad alcuni interrogativi comuni che tutti prima o poi ci poniamo.
I due editor disponibili si chiamano Potlatch e JOSM. Potlatch è un editor online, accessibile solo via browser (bisogna quindi essere per forza conessi ad internet), ha il vantaggio di essere estremamente semplice e molto diretto; è l’ideale per i principianti ma anche per gli esperti che abbiano voglia di fare modifiche veloci e senza troppe pretese. Al contrario, JOSM è un programma in Java, da scaricare sul pc, eseguibile anche offline, contenente molte opzioni per gli esperti, ed espanso tramite vari plugin che aggiungono molte funzionalità.
La differenza secondo me più importante tra i due è legata (oltre a quelle citate prima) all’impostazione del lavoro. Infatti, se vogliamo lavorare su Potlatch, è INDISPENSABILE aver caricato i nostri GPX su OSM, e ciò può richiedere anche un giorno intero, a seconda del carico dei server. Ciò significa che se ho una voglia pazza di fare OSM, esco in bici la mattina alle 8, torno a casa alle 10, se uso Potlatch devo per forza prima caricare i GPX ed aspettare almeno 5 ore finchè il server le carichi; ciò rende impossibile per me lavorare sulla mappa quella mattina stessa, ma mi lega ai tempi d’attesa dei server di OSM.
Al contrario, con JOSM abbiamo un comodo bottone “Apri” per caricare nel programma i GPX e disegnare la mappa, che poi può sia essere caricata direttamente sui server, sia salvata in un file con estensione “.osm” sul proprio pc, per essere caricata in un secondo momento, magari perchè mentre la stiamo disegnando non siamo in linea.

9) Un insano aiuto per l’editing
Quando vi troverete a dover disegnare le strade su un file GPX, spesso la tentazione sarà quella di aprire Google Maps e guardare come sono posizionate le vie, perchè magari non vi ricordate esattamente lungo quali vie siete passati. Ricordate che il vero mapping prevede che, oltre a registrare i GPX, dobbiate anche segnarvi su un taccuino il nome delle vie che attraversate, perchè la posizione delle vie e i nomi forniti da Google Maps sono totalmente inaffidabili. Fatte queste precisazioni, potrebbe esservi utile questo link: http://www.gpsvisualizer.com/map è un sito che permette di caricare i propri GPX e “sovrapporli” ad una cartina di Google Maps, in modo da avere almeno idea delle strade percorse, se non le ricordiamo. Per caricare i file c’è la casella “Upload your GPS data file here”, che accetta molti file diversi (anche GPX e IGC) e può sovrapporne fino a 3 contemporaneamente. Appena selezionati i file, premere il pulsante “Draw the map” in fondo a destra.
RIPETO: non fidarsi troppo di GMaps e soprattutto, nella maniera più assoluta, non copiare i nomi delle strade da lì! Utilizzate questo servizio solo se siete disperati e cercate sempre di preferire il taccuino a Google Maps, che potrebbe inficiare ciò che vogliamo realizzare: una mappa libera, pulita, sicura.

10) Visualizzare i risultati
Adesso, tutti quanti vorremmo vedere la nostra mappa trasformarsi in un bel file SVG o PDF. Per gli utenti meno smaliziati, purtroppo, c’è da aspettare. Una volta che i dati sono stati caricati sui server di OSM, la mappa principale, quella disponibile all’indirizzo www.openstreetmap.org, viene aggiornata ogni martedì. Ciò significa che se abbiamo fatto delle modifiche il mercoledì mattina, dovremo aspettare la sera del martedì successivo per vedere (soddisfatti) cosa abbiamo combinato.
Per fortuna, esistono dei metodi per scavalcare l’attesa ed ottenere una visualizzazione più rapida: www.informationfreeway.org offre la visualizzazione dei dati di OSM entro un intervallo di un paio d’ore (comunque variabile a seconda della quantità di strade presenti nell’area in cui si sta operando). Per utilizzare informationfreeway, è necessario fare una “richiesta” di aggiornamento dell’area interessata. Per farlo, zoomare la mappa nell’area su cui abbiamo lavorato, fino a quando non compaiono dei quadrati tratteggiati in rosso. Posizionarsi sul quadrato che racchiude l’area che ci interessa, e premere il tasto “r”. Nel giro di qualche ora potremo ritornare in quel punto della mappa e vedere le modifiche che abbiamo apportato.

Ora, è forse il caso di spendere due parole sulle differenti modalità di “rendering”, ovvero di generazione della mappa. La mappa di informationfreeway.org è generata da Osmarender, un insieme di regole che permettono di creare la mappa con un certo stile, che però non è quello “ufficiale” di openstreetmap.org, che invece è generato da Mapnik, un altro insieme di regole.
La differenza tra i due stili, per un occhio non esperto, è legata a pochi dettagli grafici della mappa.

Questa spiegazione è essenziale per capire che, dato che tutti i programmi utilizzati in OSM sono software libero, è possibile scaricare sul proprio pc sia Osmarender sia Mapnik, e creare direttamente sul proprio pc la propria mappa, senza aspettare openstreetmap.org o informationfreeway.org.

Da questo punto di vista, la differenza tra Osmarender e Mapnik è che il primo è molto più semplice da eseguire sul pc, mentre l’altro necessita di molte configurazioni. Per quella che è la mia esperienza, ho notato che su distribuzioni GNU/Linux è molto semplice utilizzare Osmarender.

11) Osmarender sul PC
Con pochi semplici passi, è possibile ottenere, partendo dai dati di OSM, una mappa in SVG perfettamente disegnata, grazie ad Osmarender. Ecco come procedere:

  1. Creare nel proprio PC (in questo esempio dò per scontato che la cartella venga creata nella Home) una cartella in cui salvare i file che andremo a scaricare; in questo esempio la chiameremo “osmarender”.
  2. Scaricare i seguenti file e spostarli nella cartella appena creata: osm-map-features-z17.xml osmarender.xsl
  3. Aprire JOSM, scaricare i dati relativi alla zona che ci interessa e salvarli in un file di nome “data.osm” (rispettate il nome, altrimenti non sarà possibile creare la mappa!). Anche questo file và inserito nella cartella “osmarender”.
  4. Installare i seguenti programmi (su Ubuntu si trovano tranquillamente nei repository; ecco una guida all’installazione per i principianti): xmlstarlet, inkscape
  5. Nel terminale, digitare il seguente comando, impostandolo a seconda delle proprie esigenze (questo va benissimo se avete seguito le istruzioni sopra):

xmlstarlet tr ~/osmarender/osmarender.xsl ~/osmarender/osm-map-features-z17.xml > ~/osmarender/map.svg

Quando avrà terminato, nella cartella apparirà un file “map.svg”, che potrete aprire con Inkscape. Bello, vero? Potrebbe essere necessario zoomare molto prima di poter vedere il paese sul quale state lavorando, dipende dalle dimensioni dell’area che avete scaricato su JOSM. In questo modo, qualsiasi modifica vogliate fare ad un file .osm su JOSM, potrete vederlo in diretta generando il file svg sul pc, senza aspettare nè ore nè giorni. Se volete evitare l’eventuale problema dello zoom che avete appena incontrato, leggete il seguito.

12) Renderizzare aree specifiche con xmlstarlet
Da questo punto in poi, le impostazioni che andremo ad illustrare sono essenzialmente per esperti, o per chi non si accontenta di renderizzare tutto il file .osm. Mi spiego meglio: personalmente, mi sono imbattuto nella necessità di lavorare su un’area molto ampia: solitamente su JOSM scarico dati di due province intere (Bari e Barletta-Andria-Trani). Ciò significa che spesso il file svg generato è veramente enorme e, oltre ad essere lento nell’apertura, necessita di ampie zoomate per poter vedere un singolo paese che magari ci interessa.
È possibile impostare il file delle regole con cui viene creato l’svg (osm-map-features-z17.xml) in maniera tale che, anche partendo da un’ampia area di dati nel file data.osm, renderizzi in svg solo una certa area da noi selezionata. Per farlo, occorre procurarsi 4 valori: la coppia di minimo di Latitudine e Longitudine e la coppia di massimo di Latitudine e Longitudine.
Per chi non fosse pratico di cartografia ho creato uno script in Python che facilita molto l’operazione. Lo script (scaribile dalla mia pagina personale nel wiki di OSM) è eseguibile con il comando da terminale “python osmastart.py” (si dà per scontato che abbiate installati i pacchetti base di Python sul vostro pc). La mia piccola creazione permette di scrivere (all’interno dello script) le coordinate di al massimo 3 aree da renderizzare, che poi vengono visualizzate nel menù all’avvio dello script. Ho in lavorazione una versione dello script molto più completa ed accattivante, ma per il momento non ancora completa.

13) Interagire con la comunità: le statistiche
Nei progetti aperti e collettivi, è veramente molto importante interagire con la comunità, soprattutto in un argomento così delicato come le mappature. Gli esperti ragazzi del canale IRC italiano e di quello internazionale (in inglese) sapranno fare fronte alle domande più assurde che potranno venirvi in mente.
Ultimamente, OSM si è dotata di un “contenitore di statistiche” che permette di osservare chi sta lavorando nella zona vicina alla vostra, o proprio accando a casa vostra, che magari non conoscete neanche (a me è capitato! ciao Vincivis!). Il progetto delle statistiche si chiama OSMLab e mette a disposizione una serie di mappe (sia osservabili online sia su Google Earth) in cui sono segnate le posizioni di tutti i partecipanti ad OSM nel momento in cui hanno fatto una modifica alla mappa, e sono aggiornate quotidianamente.

Spero vivamente di non aver dimenticato niente. Sicuramente avrò commesso delle imprecisioni, chiedo scusa per questo in anticipo ai niubbi come me e agli esperti, ma l’intento della guida era la chiarezza.

Ovviamente, per qualsiasi domanda, commentate pure, cercherò di rispondere come posso…

Buon mapping!

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Diffamazione? No, constatazione dei fatti. Eviterò di ripetermi su alcune delle informazioni contenute nei miei precedenti post. Avevo in precedenza linkato un confronto tra due mappe simili ma non identiche della stessa località, dal cui confronto era evidente la scarsissima qualità e trasparenza delle mappe di Google, sulle quali il colosso detiene tra l’altro tutti i diritti d’autore, avendole acquistate a sua volta da altri giganti come NavTeq o TeleAtlas. Sono le stesse mappe che ci ritroviamo poi nei nostri navigatori satellitari, quegli stupendi scatolotti ultratecnologici che tentano di portarci a destinazione quando ci annoia trovare la strada da soli.

Ma siamo sicuri che le mappe siano sicuri? Insomma, io le ho pagate, costano la metà di tutto il prezzo del navigatore, possibile che facciano così schifo? Possibile che ora che la Nokia sta lanciando sul mercato telefonini con mappe di Google integrate, Fradeve ci venga a dire che fanno schifo?

Possibile.

1) Le vie appaiono, le vie scompaiono
La dimostrazione l’ho avuta oggi sotto gli occhi, e mi ha colpito profondamente (non voglio essere troppo sentimentale, ma adesso sentirete)… Da quando sono nato, abito in un quartiere periferico della mia città (”Ok, ma a noi che ce frega?”, direte voi). Alle volte, lo sapete anche voi, quando conoscete benissimo una zona, un quartiere, sareste pronti a prendere a botte il primo che viene a dirvi:

LUI: “Ma no, dai, lo ricordo benissimo, prima di via Amendola c’è un’altra via…”
VOI: “Ma stai scherzando? Abito qui da 20 anni, permetti che almeno conosca il mio quartiere? Non c’è!”
LUI: “Te lo dico io, c’è eccome! C’è in mezzo un’altra via…”
VOI: “Naaaa ma tu sei tutto scemo, con che coraggio vieni a casa mia a dirmi che è spuntata una via che prima non esisteva? Mi prendi per fesso?”
LUI: “No, l’ho visto su Google Maps.”

Ok, non sono un buon drammaturgo, ma la scena rende l’idea. La situazione è che Google Maps ha inserito nel mio quartiere UNA VIA CHE NON ESISTE. Assurdo, direte voi, ma provate a guardare: qui sotto vi propongo 3 mappe, quella satellitare di Google Maps, la stessa (senza immagini satellitari), e quella disegnata da me grazie ai miei tracciati GPX su OpenStreetMap (e presente in tutte le cartine del paese).


Google Maps, da satellite


Google Maps, solo mappa
Non vi sembra ci siano due vie di troppo? A me si. La *vera* situazione del mio quartiere è questa:

Da OpenStreetMap

2) I cortili privati diventano strade pubbliche, e non solo
Bene, adesso provate ad immaginare che un cortile interno ad una caserma (proprietà privata e blindatissima) qui da queste parti, su Google Maps è stato trasformato magicamente nella traversa di un passaggio pedonale pubblico, come se fosse una normale via, liberamente accessibile a chiunque. Giusto per ristabilire l’equilibrio cosmico, una percorso esclusivamente pedonale nel campo abbandonato davanti casa mia, per Google Maps è una strada percorribile con qualsiasi mezzo; interessante….

3) Le ortofoto di Google Earth non sono poi così “orto”
Se lo fossero, i tracciati GPX catturati dal mio ricevitore GPS sarebbero perfettamente allineati con le vie che percorro, nelle foto di Google Earth (il GPS ha chip SirfStar III, il cielo era terso, i satelliti agganciati erano 10).

Sconcertante. E io dovrei andare in giro con queste belle cartografie?

No, grazie… me le disegno da solo, in fondo su OpenStreetMap mi aiutano altri 31.000 utenti :D Per aiutare anche voi a disegnare la mappa perfetta della vostra zona (o di quel che vi pare) posterò a breve una guida completa agli strumenti/tecniche dell’OpenStreetMapping.

Stay tuned e ricordate che l’informazione libera passa anche dalla strada di casa vostra!

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Se i motivi raccolti nel precedente post non bastassero a farvi cambiare idea su quanto sia utile fare OpenStreetMapping, se non siete dei tipi poi così sportivi, e fare due passi in più vi pesa, bene: non mi arrendo.

 

Vi siete ma chiesti che rischio si corra ad usare le informazioni che i grandi monopolisti ci “passano gratuitamente”? Le mappe di Google Maps sono assolutamente inattendibili. La decisione di Google di acquistare le mappature “locali” (realizzate da produttori relativamente piccoli) ha compromesso la qualità della mappatura, e per rendersene conto è sufficiente visitare questo link:

 

LINK

 

Cosa vedete? Lo stesso paesino, a sinistra come appare su Google Maps e a destra come appare su OpenStreetMaps, grazie alla mappatura effettuata da un utente italiano che vive da 24 anni da quelle parti (e si presume quindi conosca il posto come le sue tasche). In OSM, la garanzia della qualità del dato cartografico deriva dal fatto che le strade vengono tracciate in base ai file GPX caricati dagli utenti, che per ottenere quei file devono fisicamente percorrere la strada in questione.

Quindi, ne risulta che per mappare, bisogna percorrere le strade. Ciò garantisce che qualsiasi strada troviate su OSM, esiste.

 

Questa considerazione invece non è sempre valida per altre mappe “proprietarie” (intese come non libere: Google Maps, Yahoo, ecc). Perchè? Questi soggetti commerciali devono difendere le loro mappe da eventuali copie, in quanto, detenendone il copyright, non è permesso nè copiarle nè modificarle nè utilizzarle al di fuori delle limitatissime libertà concesse all’utente standard.

Per questo motivo, nelle mappe di Google (ed in generale in tutte le mappe protette da copyright) sono nascoste delle “uova di pasqua”, delle sorprese non certo piacevoli: i villaggi fantasma.

Nonostante il nome piuttosto evocativo, sono una sorpresa alquanto sgradevole: sono insiemi di costruzioni o strade INESISTENTI, grandi o piccoli paesini, inseriti appositamente nella mappa. Se qualcuno copia integralmente la mappa senza averne il diritto, sarà costretto a copiare involontariamente anche questi “villaggi”, la cui presenza avverte Google (che ha inserito il villaggio inesistente) che la mappa in questione è una copia (illecita) della propria. È come inserire volutamente un errore e poi controllare se anche le copie contengono quell’errore.

 

Ovviamente, OpenStreetMap non presenta niente di tutto ciò. La natura libera della mappa, che è liberamente scaricabile/utilizzabile/copiabile/modificabile rende assolutamente inutile la presenza di uova di pasqua o villaggi fantasma, di modo che la mappa risulta essere assolutamente, reale, precisa, priva di errori e libera.

In definitiva, nel mondo dell’informazione libera, ognuno ha le sue priorità: c’è chi ama il proprio Sistema Operativo Libero (GNU/Linux), chi non ha il minimo interesse per il sistema operativo ma sa di volere un’enciclopedia libera (Wikimedia Foundation), chi forse non ha interesse nè per l’enciclopedia nè per il sistema operativo, ma sa che avere un palmare libero gli permetterebbe di fare molte cose in più (OpenMoko e Neo FreeRunner).

Ci sono poi delle persone che, in maniera simile, credono che sia importante nella vita avere una cartografia libera esattamente come l’enciclopedia. C’è poi chi crede che la libertà sia importante in tutte le sue forme, come me, perchè il libero scambio delle informazioni è l’unica cosa che non possono farci pagare!

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Perchè mi costringe a fare un pò di sport (mountain bike, corsa, passeggiate)…

Perchè è bello ampliare riempire i database online di informazioni libere…

Perchè è un movimento di liberazione dell’informazione, sociale, con una splendida comunità…

 

Perchè ci protegge dagli errori vergognosi della Grande G.

Avete mai sentito parlare di uova di pasqua? Va bene, vi sto confondendo le idee. Cominciamo dall’inizio.

 

OpenStreetMap è un progetto libero e collaborativo, nato qualche anno fa per creare una mappa mondiale delle strade del nostro pianeta, rilasciata con licenza libera (Creative Commons by-sa). Le mappe vengono realizzate dai contributori che, muniti di GPS, registrano le coordinate dei loro spostamenti (con qualsiasi mezzo “terrestre”) e sulla base dei file GPX così ricavati, disegnano le cartine che poi vengono caricate sui server di OSM.

 

Ciò significa che, con qualche sforzo, si è riusciti a creare una buona mappatura delle strade mondiali, compatibile con QUALSIASI dispositivo per la visualizzazione delle mappe (navigatori GPS, portatili, smartphones, ecc). Tutta la mappatura è liberamente scaricabile (si può scaricare sia una singola area di interesse sia tutto il Pianeta) e modificabile nei termini (molto poco restrittivi) della licenza Creative Commons.

 

Su questa base, ecco la risposta ai perchè elencati all’inizio del post. Sostengo OSM da quasi un anno ma grazie all’antenna GPS regalatami dalla mia ragazza per il nostro anniversario (kiss), da 3 giorni ho cominciato a mappare seriamente tutto ciò che mi circonda.

 

La situazione del mapping varia da paese a paese: il progetto è nato nel Regno Unito, e qui è particolarmente attivo, tanto che quasi tutta l’Inghilterra è stata adeguatamente mappata (la mappa di Londra è un capolavoro!); lo stesso dicasi per Francia e Germania. Il governo olandese ha DONATO i propri dati cartografici ad OSM, e quindi la mappattura dei Paesi Bassi è straordinariamente completa. Negli USA la legge prevede che tutte le opere realizzate con denaro pubblico (come la mappatura delle strade ed i dati cartografici) siano di Pubblico Dominio, motivo per cui tutti gli USA sono perfettamente mappati.

 

L’Italia come sempre è un fanalino di coda, ma per fortuna abbiamo dei volontari sparsi un pò in tutta la penisola, anche se per lo più nel Nord Italia. Attualmente ho avuto testimonianza dell’esistenza di gruppi a Firenze, Siena, Milano, in Sicilia, e qualche mapper anche in Puglia. La situazione rimane comunque drammatica, ci sono relativamente pochi chilometri mappati. Basti pensare che la provincia di Bari praticamente non esiste (e neanche Bari stessa).

 

Che fare? Se avete un GPS, ve ne prego, uscite di casa, andate a correre, prendete la bicicletta e mettetevi in testa che un pò di movimento ed attività fisica fa bene. Ok, se poi siete pigri montate il navigatore GPS in auto e usatelo in città per raccogliere i dati cartografici :D

www.openstreetmap.org

 

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È da un pò che, preso dalla febbre per l’imminente uscita del Neo FreeRunner, non scrivo sui nuovi giochi che settimanalmente vengono aggiunti al nostro già corposo Portale Giochi sul Wiki di Ubuntu-it. In questo momento, il Portale conta la bellezza di 180 guide.

Qualche titolo nuovo nel wiki:

Approfitto per ringraziare cristian_c per i numerosi suggerimenti e V per la collaborazione.

Buon divertimento a tutti!

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Come di consueto, anche io ho aggiornato ad Ubuntu 8.04 «Hardy Heron», e sono rimasto veramente a bocca aperta. Pur facendo parte della comunità di sviluppo di Ubuntu (la Documentazione rientra nel concetto di sviluppo? Credo che Stallman mi darebbe ragione…) non ho difficoltà nè peli sulla lingua ad ammettere qualche difficoltà nel passaggio e qualche difetto della Hardy, ma vediamo con calma… La macchina in questione è la mia “main board”, un Dell Inspiron 640m Centrino Duo.

Gestore degli Aggiornamenti

Inspiegabilmente, non appena mi è stato notificata la disponibilità dell’aggiornamento, e una volta dato l’OK all’installazione di Hardy, il gestore mi ha dato un problema interessante: si è bloccato proprio all’inizio della procedura (è freezato, in gergo). Apro un terminale e ci dò dentro con un bel “sudo apt-get -f dist-upgrade”. Le voci “gutsy” nel source.list me le aveva già cambiate il gestore degli aggiornamenti in “hardy” prima di freezare.

Download degli aggiornamenti
1440 pacchetti: niente male!! Ci ha messo la bellezza di 4 ore per scaricarli tutti, e circa 45 minuti per installarli sul mio dual core. In questo, nessun problema.

Avvio del sistema

Nessuna novità, almeno sulla mia macchina, ci impiega pressappoco quanto impegava prima.

VELOCITÀ DEL SISTEMA
Qui avrei molto da dire…. è DECISAMENTE molto più veloce, scattante e atletico della mia Gutsy! Non c’è assolutamente paragone: pur avendo attivato come sempre Compiz con una buona dose di effetti, pur avendo aperti contemporaneamente Amarok, Emesene, Skype, Conduit, CheckGmail, Konversation, Basket e Nautilus, il carico sulla RAM ammonta appena a 400 MB!!!! Sono rimasto seriamente allibito, non pensavo il team di Ubuntu potesse arrivare a tanto.

Firefox 3 Beta 5
Qualcosa di straordinario, decisamente TROPPO veloce, internet comincia a darmi il mal di testa (e considerata la mia ADSL mediocre, ci voleva questa botta di vita).

OpenOffice 2.4

Sono rimasto sbalordito anche dall’inattesa leggerezza del nuovo OpenOffice, anche se non ho avuto molto tempo per provarlo.

Problemi

- Amarok: purtroppo, GNOME ha deciso di non riconoscere più l’associazione tra Amarok e i tasti funzione/multimediali del mio laptop, nonostante fosse tutto configurato esattamente come in Gutsy… boh, non sono ancora riuscito a venirne a capo. Devo dire però che la nuova velocità di Hardy mi sta dando una grande eccitazione nel caricare in playlist tutti insieme i miei 500 brani preferiti (Amarok non è certo leggerissimo, ed ho una collezione di 11.000 brani circa).

RISOLTO: VEDI QUI

- MoioSMS: questa non è certo colpa di Hardy, ma MoioSMS purtroppo non invia più gli sms su Hardy (ad alcuni funziona, ad altri no). Si attendono sviluppi e una nuova versione da parte del creatore del programma, nel frattempo sto emulando con Wine la versione standalone per penna USB e funziona decisamente bene, anche se è un paradosso ;)

- Firefox e Flash: nonostante sul laptop di mio fratello ciò non accada, Firefox non riesce a gestire il volume dei filmati in flash, muovendo il cursore di youtube l’audio rimane sempre allo stesso livello e non c’è modo di cambiare il volume se non agendo sul controllo del volume di sistema.

- Cestino e ripristino: ma questa funzione ESISTE VERAMENTE? Perchè sulla mia Hardy non c’è? Possibile che le note di rilascio siano così menzognere?

Tirando le somme
Rimango comunque sbalordito dalla velocità, dalla pulizia e dalla stabilità del sistema, non ha dato neanche un intoppo. Effettivamente c’è una osa di cui dovrei mettervi al corrente: questo laptop ha 1 anno, ed ha visto la seguente sfilza di distro-upgrade:

1) Kubuntu Feisty
2) Kubuntu Gutsy
3) Ubuntu Gutsy (installando il pacchetto Ubuntu-desktop e rimuovendo Kubuntu-desktop)
4) Ubuntu Hardy

Nonostante ciò, dopo 3 versioni della distro e dopo 2 ambienti desktop, ho ancora un sistema altamente prestante, pulito e senza intoppi di rilievo. Non so veramente che dire: non studio informatica, sono un povero studente di tecnologia del restauro e - non dovendo necessariamente diventare un geek - continuo ad essere orgoglioso di come Ubuntu si sta evolvendo ed assumento una piega sempre più community-oriented (oltre che user-oriented).

Complimenti a tutto il team italiano ed internazionale!

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Notizia a margine dell’uscita di Hardy Heron: la voce di Wikipedia su Ubuntu è finita oggi in vetrina; ciò significa che è stata riconosciuta come una delle migliori voci sfornate dalla comunità italiana dei Wikipediani. Complimenti a chi ha contribuito alla stesura della voce! :D

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…anche se soltanto come effetto collaterale.

In soldoni, l’UDU (Unione degli Universitari) di Bari ha organizzato per la mattinata di oggi, 22 Aprile, un seminario dal titolo “Software libero: idee e prospettive“, per inaugurare la felice iniziativa dell’Università degli Studi di Bari e del Politecnico di Bari di utilizzare soltanto FLOSS per la creazione/gestione dei servizi informatici (tra cui la neonata connessione wifi per gli studenti ed il nuovo portale, che hanno visto l’utilizzo di server Radius, LAMP, Plone, Zope, GNU/Linux e Python).
L’evento ha visto la partecipazione di più di un centinaio di studenti, oltre che dei professori e del LUGBari (grazie a molti dei soci ed al sottoscritto). Il Presidente del LUG, Francesco Lovergine (che compare anche come maintainer di alcuni pacchetti di Ubuntu :D), ha tenuto un impeccabile discorso sui vantaggi dell’Open Source e del Free Software, seguito a breve distanza di tempo da un mio exploit su Ubuntu, incentrato per lo più su ciò che di solito richiama più attenzione: Compiz.

Sicuramente, GNU/Linux non è solo Ubuntu e Ubuntu non è solo Compiz ma, giocoforza, ciò che oggigiorno attrae maggiormente il pubblico è l’estetica, ed in questo caso c’è veramente poco da dire (nonostante io ne abbia parlato per 20 minuti). Approfitto del post per ringraziare gli organizzatori e sperare che la prossima volta, se avvisati con maggiore anticipo, ci si possa organizzare con striscioni, magliette e CD Live della Hardy :D

Per gli utenti Flickr/Yahoo, la gallery dell’evento (si ringraziano per le foto Alessandro e Pasquale).

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Non ve ne siete accorti anche voi? Da un pò di tempo a questa parte gli Editori del Wiki di Ubuntu-it sono particolarmente nervosi, segreti e sospettosi… l’aria è densa e i nervi sono tesi.
Il gruppo Documentazione sta lavorando alacremente….
Il gruppo Forum ha parlato di nuove idee interessanti….
Il gruppo Web ha qualcosa che bolle nel calderone…

Sarà solo l’effetto Hardy o qualcos’altro si cela dietro i nostri misteriosi contributors?

Abbiate pazienza e…….. stay tuned ;)

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Con una tempestività straordinaria, Yorick un responsabile della promozione di Ubuntu a Bordeaux (Francia), ha creato un poster eccezionale con cui fare un pò di pubblicità agli install-party che in tutta Italia si scateneranno dopo l’uscita ufficiale di Ubuntu 8.04 «Hardy Heron» il 24 Aprile.

Ho tradotto il poster in italiano, e ho caricato sia la versione italiana che quella inglese sulla pagina Materiale del Progetto Materiale Informativo (portato avanti dal Gruppo Promozione) sul Wiki di Ubuntu-it.

Il poster è rilasciato sotto licenza