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Uno studente dell’Europa dell’Est (o per lo meno così sembra dal nome) Andrzej “balrog-kun” Zaborowski, ha avuto la geniale idea di mettere nel proprio zaino un Neo1973 (GTA01), un Neo FreeRunner (GTA02) ed un N800, attivando il tracking del GPS e catturando in questo modo i file .GPX delle strade che ha percorso nel giro di qualche ora. I risultati sono piuttosto incoraggianti, per essere il Neo un dispositivo ancora in fase di sviluppo; tuttavia, i 3 hanno catturato una diversa “lunghezza” del percorso pur essendo stati trasportati tutti insieme nello stesso percorso.
GTA01: 11.28km
GTA02: 12.12km
N800: 11.07km

Da queste cifre si desume chiaramente che non tutti i dispositivi recepiscono alla stessa maniera il segnale GPS, e addirittura il FreeRunner ha “catturato” quasi 1 km in più dell’N800. Per esperienza, ho notato che l’N800 non ha una ricezione GPS “splendida”: dalle mie parti ci mette molto tempo ad agganciare i satelliti e spesso perde la connessione.

Comunque, il nostro amico ha caricato sul suo blog i tracciati GPX, che mi son preso la libertà di caricare in JOSM, un programma usato dagli OpenStreetMappers per elaborare le tracce che poi verranno caricate sui server del progetto. Questa è la mappa con i 3 percorsi catturati dai 3 dispositivi, elaborata su JOSM da Andrzej:

Questi di seguito invece sono degli screen di JOSM su cui ho caricato i 3 GPX. Ho fatto delle foto ravvicinate per mettere in evidenza la scala (in alto a sinistra) con cui sono state effettuate le misurazioni; la legenda è la seguente:

  • GTA01 = BLU
  • GTA02 = VERDE
  • Nokia N800 = ROSSO

In questa immagine il Neo1973 e il Neo FreeRunner hanno catturato due serie di coordinate molto vicine tra loro (con uno scarto di circa 25 cm), però entrambe distanti dall’N800 di circa 1m se non di più.
In questa situazione i 3 dispositivi hanno registrato uno scarto quasi uguale, di circa 1m.
Qui la situazione cambia: il FreeRunner sembra essere completamente sballato rispetto al Neo1973 GTA01 e all’N800, che invece hanno registrato quasi esattamente le stesse coordinate. Tra questi ed il FreeRunner c’è uno scarto di circa 3m.


Qui la situazione comincia a farsi complicata: a quanto pare il FreeRunner tende ad “amplificare” le coordinate che riceve, registrando lo stesso percorso dell’N800, ma “traslando” i valori e spostandoli. In questo caso, la differenza è parecchia: tra FreeRunner ed N800 ci sono più di 5m.


In questo screen si comprende meglio cosa intendevo con “amplificare” e “traslare” nell’immagine precedente.

Free Image Hosting at www.ImageShack.us
Qui invece l’amplificazione diventa non solo evidente, ma spaventosa.

La morale
Credo che possiamo dire che sulla questione GPS del Neo c’è ancora un pò da lavorare. I driver GPS sono chiusi (i cosiddetti gllin) e qualcuno ha detto che in città è riuscito ad usarlo come navigatore con un errore di 1m circa. Senza dubbio, questo non è stato un esperimento scientifico, ma una dimostrazione “amatoriale”. Aspettiamo quindi ulteriori sviluppi e dimostrazioni. Intanto, l’entrata in vendita del Neo FreeRunner si fa sempre più vicina ;)
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Forse la cosa non è molto risaputa, ma OpenMoko ha deciso di vendere anche in Europa, non appena uscirà il Neo FreeRunner. Ok, questo lo sapevamo già, direte voi… bene, ma forse non sapevate che ci sono sconti particolari per i “gruppi d’acquisto” che compreranno direttamente da OpenMoko, in blocchi da 10. Avete capito bene: ci si sta organizzando per fare ordinazioni di blocchi da 10 FreeRunner alla volta, in modo da ottnere sconti particolari sulle spedizioni, senza gli intermediari dello shop in Europa. I gruppi di acquisto stanno organizzando le adesioni sull’apposita pagina del wiki di OpenMoko. Accorrete numerosi!

Ma la notizia è un’altra: ieri è arrivata una mail in mailing list direttamente da Steve, uno dei core-manager dello sviluppo di OpenMoko, secondo cui per ogni ordinazione da 10 pezzi di OpenMoko sarebbero stati aggiunti IN REGALO nella confezione, 10 custodie (pouch) e 10 auricolari (oggetti che normalmente dovrebbero essere comprati come “aggiuntivi” nel momento dell’ordinazione dell’OpenMoko - anche se costano davvero poco). Ovviamente questo lascia pensare che l’entrata in commercio del FreeRunner sia *veramente* molto vicina…. :D
Di seguito, come sempre, riporto il testo originale della mail:

I decided to do something EXTRA for the groups of people who are uniting to
execute a group sales.

Every 10 pack, will come with a box of stuff. 10 pouches and 10 head sets.

So if you join a group sales organization and buy with other people, then
the 10 pack will include these extras.

Sean and I are so happy with the way the community is coming together around
this idea of group sales that it just made sense.

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Nel giorno dell’uscita di Ubuntu Hardy, parlo di tutt’altro… Secondo un test “amatoriale”
effettuato da uno degli sviluppatori che ha in testing uno dei circa
50 esemplari di Neo FreeRunner che attualmente girano per il mondo,
il ricevitore GPS integrato del Neo GTA02v5 (nome in codice con cui
ci si riferisce al modello in questione) sarebbe più veloce
del ricevitore GPS del TomTom
e dell’eTrex Geko. I modelli in questione non hanno bisogno di molte spiegazioni: il TomTom lo conoscete tutti; il Geko è un ricevitore GPS che integra uno schermetto non touchscreen, utilizzato da molti OpenStreetMappers per svolgere il loro lavoro di mappatura delle strade. Per la sua maneggevolezza, è comunque uno dei migliori alleati degli sportivi che fanno GeoCaching.

Tornando al Neo: il nostro tester ha provato ad accenderli tutti e tre, e a cronometrare sia il tempo che i 3 ricevitori impiegavano per connettersi al sattellite (”a freddo”), il tempo che inpiegavano a ricevere l’ora corretta dal satellite e il tempo per divenire finalmente operativi, ricevendo dal satellite la posizione corretta. In tutte e tre le occasioni, il Neo FreeRunner si è dimostrato il migliore, in alcuni casi ha addirittura dimezzato il tempo di connessione e quindi il tempo di operatività. Inutile dire che tutte le misurazioni sono state effettuate nello stesso luogo alla stessa ora (dato che i satelliti GPS si spostano intorno alla Terra). Infine, bisogna ricordare che il Neo, il primo palmare/cellulare completamente Open Source ed in molti casi, meglio, Free Software della storia, per il GPS utilizza ancora (purtroppo) driver proprietari (i “gllin”) forniti dall’azienda che ha progettato il chip GPS. Per dovere di cronaca, un altro sviluppatore ha confermato che il suo Neo FreeRunner funziona correttamente come navigatore satellitare in città, ricevendo la posizione dal satellite con un errore medio di circa 1 metro. Quindi, non resta che aspettare l’uscita del Neo a fine Aprile!! :D

Ecco l’email completa come è apparsa nella mailing-list degli sviluppatori:

From my office, downtown Buenos Aires, indoors, 21th floor, facing
north, clear field about 120 deg horizontally, 45 deg vertically,
horizon at +5 deg, foggy afternoon, 15C, 50% humidity.

All devices cold-started.



Garmin eTrex (2001):
~45s sees the first satellite
~75s gets a firm lock on it
5+ min still no position
It does get the correct time.

TomTom GO (2004-ish ?)
<20s gets time
<20s sees satellites
7-8min later, gets a fix, but comes and goes

GTA02v5 (2008):
~10s sees 1st sat (in GSV sentence *)
~20s we have the time
~180s gets position

(*) GPS sentences are explained here:
http://www.gpsinformation.org/dale/nmea.htm

/>From my rooftop terrace, outdoors, 22nd floor, horizon at -5…0 deg
for 240 deg hor, +10 deg very for 70 deg, +45 deg for 50 deg (yours
truly standing in the way), i.e., almost as good as standing in the
middle of the pampa in terms of clearance. Same weather conditions.



Garmin:
15s sees satellites
50s gets first firm satellite fix
110s gets position

TomTom:
50s gets position

GTA02:
45s gets first firm satellite fix (in GSA sentence)
60s gets position

Full disclosure: the GTA02 had a slight advantage because I left the
top off, so it could also see satellites that would normally be
covered by the earpiece.

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Perdonatemi amici del Planet di Ubuntu-it e di TuxFeed, ma proprio non ho resistito:

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Introduzione
Dopo qualche iniziale momento di perplessità, sono riuscito a far connettere il mio Asus EEE con Ubuntu alla rete wifi messa a disposizione dall’Università degli Studi di Bari. Ho parlato di perplessità perchè ho provato per due giorni a connettermi e mi sono accorto solo oggi di aver ricordato male la password (avevo cominciato a credere che il problema fosse Ubuntu :D ).

Long story short: prima di tutto occorre avere in mano il nome utente e la password con cui si è stati registrati alla segreteria online dell’università, Esse3. Attenzione: di regola l’iscrizione ad Esse3 viene effettuata nel momento stesso dell’iscrizione all’Uni, quindi occorrerà mandare una mail all’amministratore per far associare i propri dati alla registrazione automaticamente effettuata. Posso garantirvi che il servizio è veramente molto efficiente ed ha sistemato tutto nel giro di un solo pomeriggio.

Partendo dal presupposto che siate in possesso di un nome utente ed una password, fate come me… dimenticateli! XD
Una volta entrati in dipartimento, cominciate a considerare che è meglio essere piuttosto vicini ai router wireless, perchè la ricettività non è molto ampia, soprattutto per dipartimenti come quello di Geomineralogia con piani molto ampi.

Ubuntu e le Proxy
Da Ubuntu, il network manager troverà immediatamente le reti disponibili: wifi-uniba e wifi-studenti. La prima è quella a cui dovrete connettervi, la seconda è una vecchia rete che, sebbene accessibile, sarà presto sospesa.
Una volta ordinato al network manager di Ubuntu di connettersi a wifi-uniba, apparirà una finestrella in cui si dovrà selezionare il tipo di login. Dovrete selezionare (tra 4 opzioni) la modalità “LEAP” e nel sottomenù che vi appare, selezionare il protocollo “IEEE 802.1x“.
La modalità LEAP prevede (a differenza delle altre) l’inserimento di due valori, un nome utente ed una password, che sono esattamente quelli con cui vi siete registrati ad Esse3.

Fatto ciò, dovreste essere connessi. Da terminale provate a dare il comando ping www.google.it per scoprire che effettivamente Google risponde.

Firefox
Adesso occorre configurare tutti i servizi per accedere alla Proxy attraverso la quale l’Università filtra il traffico in uscita. Per esempio, potremmo partire da Firefox: vi consiglio di installare il plugin SwitchProxy che permette di poter scegliere, mentre si usa firefox, se usare una Proxy (che dovremmo configurare) oppure navigare normalmente con connessione diretta ad internet (è l’ideale per chi usa lo stesso pc sia per navigare a casa in wifi sia in facoltà).

Comunque, la proxy è normalmente configurabile selezionando da Firefox
MODIFICA — PREFERENZE — AVANZATE — scheda RETE — CONESSIONE — Impostazioni

e selezionando l’opzione “Configurazione automatica dei proxy (URL)”, ed inserendo nel campo di testo l’indirizzo

http://wifiproxy.ict.uniba.it/wifi.pac

Fatto ciò, fare clic su “Ricarica” e dare l’OK. Dovrebbe essere possibile navigare. Alternativamente, è sempre possibile usare le impostazioni manuali:

Configurazione manuale del server proxy http: wifiproxy.ict.uniba.it
Porta: 8080

Altro
Non voglio fare un post chilometrico su come impostare MSN, ma vi suggerisco - purtroppo - di non usare Emesene (che ancora non supporta il messaging da Proxy) e di cambiarlo con Pidgin (che sotto questo punto di vista è più capace).
Anche l’apt di Synaptic o Adept andrebbe configurato adeguatamente: la guida è presente sul wiki di Ubuntu-it, qui.

Ancora una volta Ubuntu GNU/Linux sembra essere all’altezza di qualsiasi situazione ;) E, soprattutto, funziona perfettamente con 1/3 della configurazione che c’è da fare su XP!

Buona navigazione!

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Ogni tanto mi stupisco di come il software sia in alcuni casi straordinariamente portabile. Se poi è sviluppato in Python…. ancora meglio!

Qui di seguito ci sono due foto di NavIt, un navigatore satellitare in Python, che è stato ideato per PC ma portato anche su OpenMoko (e quindi Neo1973). Ovviamente, viene un pò da ridere a parlare di PC quando si mostra una foto dell’Asus EEE, però… che dire, funziona! A differenza del Neo, l’Asus non integra un ricevitore GPS, ma per risolvere l’inconveniente basta dotarsi di una antenna GPS bluetooth (una buona non costa neanche tanto, si parte da 40€) e di un ricevitore bluetooth USB da attaccare all’Asus (10€, non siate tirchi!). In fin dei conti, nell’attesa dell’uscita del Neo (che - si spera - non dovrebbe tardare più di 4 settimane) ci si può consolare con un quasi-navigatore da auto come l’Asus.

Detto ciò… sbavate, sbavate :D

Dimenticavo: NavIt ha delle bellissime funzioni (in interfaccia grafica non ricordo, ma da linea di comando sicuramente) per scaricare le cartine direttamente da OpenStreetMaps. Come dicevano gli antichi: “Mens libra in corpore libre” (FLOSS-Latin version).

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Sono le piccole cose che rendono felice la giornata: come forse non tutti quelli in zona sanno, da qualche settimana è attivo in tutta l’Università degli Studi di Bari il servizio di internet gratuito in Wi-Fi per gli studenti. Non pensiate sia cosa da poco, personalmente pensavo che non ci saremmo mai arrivati.

Ma c’è di meglio: sono appena andato a registrarmi al servizio e, cliccando sul link alla pagina dei Credits, ho scoperto che tutta la segreteria online dell’Università gira su:

- GNU/Linux (nel sito volgarmente chiamato “Linux”);
- Python
- Zope (che di Python è figlio)
- Plone (che và in coppia con Zope);
Ovviamente, si consiglia l’uso di Firefox :D

Come tutti sappiamo, ciò si traduce in:
1) minore spreco di risorse economiche;
2) flessibilità ed espandibilità del sistema informatico;
3) la magia che solo il sysadmin GNU/Linux riesce a percepire :D

Complimenti a chi ha avuto questa brillante idea per l’investimento dei soldi pubblici, una volta tanto qualcosa funziona bene anche da queste parti :)

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Qualcosa sta cambiando nel mondo dell’Arte.

Procedo con ordine: come forse molti di voi sanno, il copyright è la protezione del “diritto d’autore” che scatta automaticamente quando un prodotto dell’ingegno umano (sia esso un’opera d’arte, uno scritto o una canzone) viene creata e pubblicata. Potrei citarvi l’arcinota enciclopedia online libera e collaborativa in merito, ma preferisco parlarne facendo cadere un pò di farina dal mio sacco.

Nel momento in cui un’opera d’ingegno viene pubblicata, accade nella gran parte dei casi che il suo autore ne rivendichi la proprietà[1], e si avvale quindi di alcune legiferazioni di antica data (a partire dal 1700 in poi, giusto per restare in tempi “recenti”), per difendere con i denti ciò che ha scritto dalla libera diffusione; in altre parole, se vuoi leggere ciò che Tizio ha scritto, devi ricorrere al canale di diffusione che egli stesso ha designato, che può essere rappresentato dalla libreria, dal negozio di dischi, ecc.

L’avvento dell’informatica e l’era dell’informazione in cui siamo immersi da capo a piedi ha determinato grandi cambiamenti, primo fra tutti la valorizzazione della diffusione di documenti e musica (di informazione, quindi) in maniera libera. In realtà, l’acquisto di un libro o di un CD non equivale a dire che “ne siamo proprietari”, ma che abbiamo l’”autorizzazione a leggerne il contenuto”. Se ne fossimo realmente proprietari, potremmo anche masterizzarlo e venderne delle copie (nel caso del CD), o fotocopiarlo (nel caso del libro). A prescindere dai concetti filosofici, ognuno può giustificare o meno alcune idee sui diritti della “libera diffusione” di materiali protetti da diritto d’autore (si parla quindi di “file sharing”, “peer to peer”[2] ecc).
Tuttavia, il copyright non dura in eterno. Non credo che ci possano essere dubbi sul fatto che materiali che non sono più coperti da diritto d’autore (perchè l’autore è deceduto più di 70 anni fa ed il copyright è decaduto) debbano essere liberamente fruibili online.

Quindi, se scarichiamo l’ultimo saggio di Umberto Eco tramite un programma di file sharing, saremo punibili a norma di legge, ma nessuno potrà mai disturbarci se scarichiamo foto di Piazza San Pietro o del Colosseo, o dell’Arco del Trionfo a Parigi, o la trascrizione di un saggio di Galileo.
Infatti (seppur talvolta si è portati a pensare che lo Stato possa detenere il copyright su talune opere), è universalmente accettato che un’opera il cui autore sia deceduto da più di 70 anni entra nel Pubblico Dominio, e può essere scaricata, letta, modificata e ridistribuita con pieni diritti da chiunque.

Per questo motivo, possiamo scaricare e modificare una foto della Gioconda custodita al Louvre senza che nessuno ci disturbi, ma non possiamo fare lo stesso con l’ultima opera di un noto artista vivente. Questo è universalmente accettato ed accade in tutti i Paesi civili del Pianeta.

Eppure, in Italia ci siamo arrivati solo qualche giorno fa. Infatti, secondo la legge vigente, le opere presenti nei musei italiani non potevano essere fotografate e distribuite nuovamente (neanche su internet), anche se l’autore era morto da più di qualche secolo. Questo significava, per esempio, che un quadro di Caravaggio - che pur non è morto ieri - non poteva essere riprodotto su internet. Ancora oggi, basta consultare qualche wikipediano ben informato per sapere che per rispettare la norma vigente fino a qualche giorno fa, sono state eliminate tutte le opere di Caravaggio (in musei italiani, si veda dopo) da Wikipedia[3].

L’Associazione non-profit WikiMedia Italia[4] ha ricevuto un comunicato dalla segreteria di uno degli onorevoli interessati dal nuovo Codice dei Beni Culturali, che avvisava dell’avvenuta presa di coscienza del Parlamento e dell’introduzione, nel nuovo Codice dei Beni Culturali, dell’autorizzazione a riprodurre fotografie di opere d’arte custodite nei musei italiani, ma solo e soltanto per scopi educativi, illustrativi e non commerciali.
Riporto il messaggio di seguito:

—————————-
“BENI CULTURALI. COMMISSIONE CULTURA APPROVA NUOVO CODICE, PIU’ LIBERTA’ A WIKIPEDIA

Una piccola ma significativa modifica è quella che oggi la Commissione Cultura della Camera ha introdotto nel nuovo codice sui Beni Culturali, su proposta del presidente della commissione Pietro Folena.

Il parere approvato, che recepisce in toto il nuovo codice, condiziona lo stesso alla “liberalizzazione” dell’uso non commerciale delle immagini di beni culturali, come le opere conservate nei musei. La formulazione del codice attuale, difatti, richiede una speciale concessione da parte del museo, cosa che ha costretto Wikipedia a cancellare le immagini dei quadri conservati nei musei italiani.

“Un danno di immagine per l’Italia e le sue istituzioni culturali”, ha argomentato Folena nella relazione.

La nuova formulazione, invece, consente il libero uso delle immagini dei beni culturali, prevedendo l’autorizzazione solo nel caso in cui sia richiesto un intervento diretto da parte dell’autorità che ha in affidamento il bene stesso. Pertanto la riproduzione di immagini su Internet o su carta, se non a scopo commerciale, torna ad essere libera come nel resto del mondo. Rimane invece fermo il pagamento di un canone nel caso di usi commerciali (ad esempio la realizzazione di guide turistiche).

Di seguito il testo approvato dalla commissione:

Al fine di consentire la libera utilizzazione di immagini dei beni stessi a fini non commerciali, si preveda l’esclusione, per tutti i predetti fini, di canoni e procedure autorizzative, intervenendo sul comma 3 dell’articolo 108 del Codice nell’attuale testo, modificandone la formulazione nel senso seguente:

“3. Sono libere le riproduzioni dei beni da parte di soggetti privati per uso personale, per motivi di studio o ricerca, per illustrazione, discussione o critica e per qualsiasi altro scopo non finalizzato all’uso commerciale della riproduzione, nonché da parte di soggetti pubblici per finalità di valorizzazione. Nel caso in cui l’atto della riproduzione richieda l’intervento o la sorveglianza da parte dell’autorità che ha in consegna il bene, è obbligatoria la richiesta da parte del soggetto che intende riprodurre il bene. Eventuali spese aggiuntive sono a carico dei soggetti che riproducono il bene.”

GUIDO IODICE
Ufficio Stampa on.Pietro Folena
Deputato PRC-Sinistra Europea
Presidente della Commissione Cultura della Camera
—————————-

Certo, si tratta di un passo avanti, ma non di una vera e propria conquista. Infatti, protremmo individuare vari gradi di libertà per un’opera d’arte:
1) grado fondamentale: libertà di poter distribuire liberamente la riproduzione dell’opera (e quindi, metterne una foto su internet e simili), solo per usi non commerciali;
2) libertà di poter distribuire liberamente le riproduzioni anche per usi commerciali (per esempio, vendere un documento che integri la foto di un’opera d’arte);
3) libertà di poter creare versioni modificate e poterle liberamente ridistribuire, anche per usi commerciali.

La legge vigente non garantiva al libero cittadino italiano neanche una di queste libertà, mentre il resto del mondo, evidentemente, ci rideva addosso. È eclatante il caso di opere di uno stesso artista (come Caravaggio), presenti in diversi musei del mondo: le foto delle opere presenti in Italia  non potevano essere diffuse liberamente, mentre quelle di opere presenti in altri musei europei erano sulla stessa Wikipedia italiana.
Ma si configurava anche un altro tipo di situazione: una qualsiasi voce di Caravaggio in Italia non poteva fare uso delle foto di quadri presenti in Italia, ma la stessa identica voce in francese presentava tutte le foto del caso, scattate anche in musei italiani, poichè i dettami della legge sono applicabili al solo territorio italiano.

In altre parole: se cerco la foto un quadro di Caravaggio, non la trovo su un sito italiano[3], ma su un sito estero; è evidente che gli interessi del legislatore vengono completamente frantumati dalla civiltà della comunicazione libera. In tutto questo bailamme, mi piace ricordare che il buon Caravaggio ha lasciato questa terra da più di qualche secolo e noi non siamo (non eravamo) liberi di pubblicarne le opere su internet.

Ma torniamo ai gradi di libertà: il nuovo Codice dei Beni Culturali non garantisce tutte le libertà sopra elencate, ma solo la prima, quella di poter diffondere copie dell’opera solo per scopi non commerciali. Non è scontato che il passo avanti si dovesse fare, ma effettivamente gli amanti dell’Arte libera non sono ancora del tutto liberi. La speranza è che le pressioni di tante associazioni e, soprattutto, di tanti cittadini, possano portare la situazione a normalizzarsi nel più breve tempo possibile. Come nel resto del mondo (con le piccolissime dovute eccezioni), le opere devono entrare nel pubblico dominio dopo 70 anni dalla morte dell’autore, e devono essere disponibili per qualsiasi utilizzo.

Dal punto di vista economico, la libera diffusione delle opere d’arte nella rete non sarebbe un freno alla crescita del paese, ma un mezzo per far conoscere il patrimonio artistico nel mondo e per formare le nuove generazioni, per le quali internet ed i nuovi media sono sicuramente più attraenti dei libri di Storia dell’Arte. Avere Arte libera dovrebbe essere una priorità per un paese che potrebbe vivere solo di turismo, è per fare ciò sarebbe giusto dare, alle opere d’arte che nobilitano i nostri musei, la possibilità di avere un valido eco sulla Rete.

Infine, mi sembra doveroso ricordare che il bene culturale non è patrimonio di chi lo possiede ma, dal momento in cui l’artista concede forma all’opera, l’opera stessa è parte del Mondo e dei suoi mutamenti, ed il miglior modo di donare al Mondo la conoscibilità dell’opera (oltre all’esposizione nel Museo) è quella di donarla alle “genti”, ponendola nel Pubblico Dominio.

[1] http://it.wikipedia.org/wiki/Diritto_d%27autore_italiano
[2] http://it.wikipedia.org/wiki/Peer_to_peer
[3] http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Bacco_%28Caravaggio%29&oldid=14414841
[4] http://wikimedia.it

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Dall’interessante pensata di un blogger, DaniRevi, nasce l’idea di regalare i “fatturati” del primo anno di blogging (200€) ad un fortunato estratto tra i bloggers che diffondono l’iniziativa. Il regalo consiste appunto in un pc equipaggiato con gOS.

Se volete partecipare all’iniziativa, qui i link:
http://www.danirevi.it/wp-content/uploads/2008/02/contest.jpg
http://www.danirevi.it/contest-danirevi-ti-regala-un-computer.html

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Lungi dal fare pubblicità ad alcun movimento studentesco interno al Politecnico di Bari, è d’obbligo dire che ce n’è uno che da qualche tempo (non so esattamente da quando, ma sicuramente prima che arrivassi io) offre gratuitamente (previa iscrizione gratuita) il servizio di internet in Wireless all’interno del Politecnico di Bari (facoltà di Ingegneria).

Da qualche giorno, questo servizio è stato benedetto anche dall’installazione di una Fonera (si veda qualche mio post precedente).

Quindi, ingegneri, farmacisti, geologi, fisici, chimici, architetti, che aspettate? Comprate una Fonera, mettetela a casa, diventate Foneros e navigate gratis al Campus!

Aggiornamento: l’appunto per questo post è stato scritto qualche settimana fa. Devo annotare qui in fondo la scortesia con cui sono stato trattato quando ho chiesto informazioni in merito al progetto. Attualmente - con mio profondo rammarico - per motivi tecnici che non conosco, la fonera in questione è spenta. Speriamo tutto si sistemi presto….

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