Qualcosa sta cambiando nel mondo dell’Arte.
Procedo con ordine: come forse molti di voi sanno, il copyright è la protezione del “diritto d’autore” che scatta automaticamente quando un prodotto dell’ingegno umano (sia esso un’opera d’arte, uno scritto o una canzone) viene creata e pubblicata. Potrei citarvi l’arcinota enciclopedia online libera e collaborativa in merito, ma preferisco parlarne facendo cadere un pò di farina dal mio sacco.
Nel momento in cui un’opera d’ingegno viene pubblicata, accade nella gran parte dei casi che il suo autore ne rivendichi la proprietà[1], e si avvale quindi di alcune legiferazioni di antica data (a partire dal 1700 in poi, giusto per restare in tempi “recenti”), per difendere con i denti ciò che ha scritto dalla libera diffusione; in altre parole, se vuoi leggere ciò che Tizio ha scritto, devi ricorrere al canale di diffusione che egli stesso ha designato, che può essere rappresentato dalla libreria, dal negozio di dischi, ecc.
L’avvento dell’informatica e l’era dell’informazione in cui siamo immersi da capo a piedi ha determinato grandi cambiamenti, primo fra tutti la valorizzazione della diffusione di documenti e musica (di informazione, quindi) in maniera libera. In realtà, l’acquisto di un libro o di un CD non equivale a dire che “ne siamo proprietari”, ma che abbiamo l’”autorizzazione a leggerne il contenuto”. Se ne fossimo realmente proprietari, potremmo anche masterizzarlo e venderne delle copie (nel caso del CD), o fotocopiarlo (nel caso del libro). A prescindere dai concetti filosofici, ognuno può giustificare o meno alcune idee sui diritti della “libera diffusione” di materiali protetti da diritto d’autore (si parla quindi di “file sharing”, “peer to peer”[2] ecc).
Tuttavia, il copyright non dura in eterno. Non credo che ci possano essere dubbi sul fatto che materiali che non sono più coperti da diritto d’autore (perchè l’autore è deceduto più di 70 anni fa ed il copyright è decaduto) debbano essere liberamente fruibili online.
Quindi, se scarichiamo l’ultimo saggio di Umberto Eco tramite un programma di file sharing, saremo punibili a norma di legge, ma nessuno potrà mai disturbarci se scarichiamo foto di Piazza San Pietro o del Colosseo, o dell’Arco del Trionfo a Parigi, o la trascrizione di un saggio di Galileo.
Infatti (seppur talvolta si è portati a pensare che lo Stato possa detenere il copyright su talune opere), è universalmente accettato che un’opera il cui autore sia deceduto da più di 70 anni entra nel Pubblico Dominio, e può essere scaricata, letta, modificata e ridistribuita con pieni diritti da chiunque.
Per questo motivo, possiamo scaricare e modificare una foto della Gioconda custodita al Louvre senza che nessuno ci disturbi, ma non possiamo fare lo stesso con l’ultima opera di un noto artista vivente. Questo è universalmente accettato ed accade in tutti i Paesi civili del Pianeta.
Eppure, in Italia ci siamo arrivati solo qualche giorno fa. Infatti, secondo la legge vigente, le opere presenti nei musei italiani non potevano essere fotografate e distribuite nuovamente (neanche su internet), anche se l’autore era morto da più di qualche secolo. Questo significava, per esempio, che un quadro di Caravaggio - che pur non è morto ieri - non poteva essere riprodotto su internet. Ancora oggi, basta consultare qualche wikipediano ben informato per sapere che per rispettare la norma vigente fino a qualche giorno fa, sono state eliminate tutte le opere di Caravaggio (in musei italiani, si veda dopo) da Wikipedia[3].
L’Associazione non-profit WikiMedia Italia[4] ha ricevuto un comunicato dalla segreteria di uno degli onorevoli interessati dal nuovo Codice dei Beni Culturali, che avvisava dell’avvenuta presa di coscienza del Parlamento e dell’introduzione, nel nuovo Codice dei Beni Culturali, dell’autorizzazione a riprodurre fotografie di opere d’arte custodite nei musei italiani, ma solo e soltanto per scopi educativi, illustrativi e non commerciali.
Riporto il messaggio di seguito:
—————————-
“BENI CULTURALI. COMMISSIONE CULTURA APPROVA NUOVO CODICE, PIU’ LIBERTA’ A WIKIPEDIA
Una piccola ma significativa modifica è quella che oggi la Commissione Cultura della Camera ha introdotto nel nuovo codice sui Beni Culturali, su proposta del presidente della commissione Pietro Folena.
Il parere approvato, che recepisce in toto il nuovo codice, condiziona lo stesso alla “liberalizzazione” dell’uso non commerciale delle immagini di beni culturali, come le opere conservate nei musei. La formulazione del codice attuale, difatti, richiede una speciale concessione da parte del museo, cosa che ha costretto Wikipedia a cancellare le immagini dei quadri conservati nei musei italiani.
“Un danno di immagine per l’Italia e le sue istituzioni culturali”, ha argomentato Folena nella relazione.
La nuova formulazione, invece, consente il libero uso delle immagini dei beni culturali, prevedendo l’autorizzazione solo nel caso in cui sia richiesto un intervento diretto da parte dell’autorità che ha in affidamento il bene stesso. Pertanto la riproduzione di immagini su Internet o su carta, se non a scopo commerciale, torna ad essere libera come nel resto del mondo. Rimane invece fermo il pagamento di un canone nel caso di usi commerciali (ad esempio la realizzazione di guide turistiche).
Di seguito il testo approvato dalla commissione:
Al fine di consentire la libera utilizzazione di immagini dei beni stessi a fini non commerciali, si preveda l’esclusione, per tutti i predetti fini, di canoni e procedure autorizzative, intervenendo sul comma 3 dell’articolo 108 del Codice nell’attuale testo, modificandone la formulazione nel senso seguente:
“3. Sono libere le riproduzioni dei beni da parte di soggetti privati per uso personale, per motivi di studio o ricerca, per illustrazione, discussione o critica e per qualsiasi altro scopo non finalizzato all’uso commerciale della riproduzione, nonché da parte di soggetti pubblici per finalità di valorizzazione. Nel caso in cui l’atto della riproduzione richieda l’intervento o la sorveglianza da parte dell’autorità che ha in consegna il bene, è obbligatoria la richiesta da parte del soggetto che intende riprodurre il bene. Eventuali spese aggiuntive sono a carico dei soggetti che riproducono il bene.”
GUIDO IODICE
Ufficio Stampa on.Pietro Folena
Deputato PRC-Sinistra Europea
Presidente della Commissione Cultura della Camera
—————————-
Certo, si tratta di un passo avanti, ma non di una vera e propria conquista. Infatti, protremmo individuare vari gradi di libertà per un’opera d’arte:
1) grado fondamentale: libertà di poter distribuire liberamente la riproduzione dell’opera (e quindi, metterne una foto su internet e simili), solo per usi non commerciali;
2) libertà di poter distribuire liberamente le riproduzioni anche per usi commerciali (per esempio, vendere un documento che integri la foto di un’opera d’arte);
3) libertà di poter creare versioni modificate e poterle liberamente ridistribuire, anche per usi commerciali.
La legge vigente non garantiva al libero cittadino italiano neanche una di queste libertà, mentre il resto del mondo, evidentemente, ci rideva addosso. È eclatante il caso di opere di uno stesso artista (come Caravaggio), presenti in diversi musei del mondo: le foto delle opere presenti in Italia non potevano essere diffuse liberamente, mentre quelle di opere presenti in altri musei europei erano sulla stessa Wikipedia italiana.
Ma si configurava anche un altro tipo di situazione: una qualsiasi voce di Caravaggio in Italia non poteva fare uso delle foto di quadri presenti in Italia, ma la stessa identica voce in francese presentava tutte le foto del caso, scattate anche in musei italiani, poichè i dettami della legge sono applicabili al solo territorio italiano.
In altre parole: se cerco la foto un quadro di Caravaggio, non la trovo su un sito italiano[3], ma su un sito estero; è evidente che gli interessi del legislatore vengono completamente frantumati dalla civiltà della comunicazione libera. In tutto questo bailamme, mi piace ricordare che il buon Caravaggio ha lasciato questa terra da più di qualche secolo e noi non siamo (non eravamo) liberi di pubblicarne le opere su internet.
Ma torniamo ai gradi di libertà: il nuovo Codice dei Beni Culturali non garantisce tutte le libertà sopra elencate, ma solo la prima, quella di poter diffondere copie dell’opera solo per scopi non commerciali. Non è scontato che il passo avanti si dovesse fare, ma effettivamente gli amanti dell’Arte libera non sono ancora del tutto liberi. La speranza è che le pressioni di tante associazioni e, soprattutto, di tanti cittadini, possano portare la situazione a normalizzarsi nel più breve tempo possibile. Come nel resto del mondo (con le piccolissime dovute eccezioni), le opere devono entrare nel pubblico dominio dopo 70 anni dalla morte dell’autore, e devono essere disponibili per qualsiasi utilizzo.
Dal punto di vista economico, la libera diffusione delle opere d’arte nella rete non sarebbe un freno alla crescita del paese, ma un mezzo per far conoscere il patrimonio artistico nel mondo e per formare le nuove generazioni, per le quali internet ed i nuovi media sono sicuramente più attraenti dei libri di Storia dell’Arte. Avere Arte libera dovrebbe essere una priorità per un paese che potrebbe vivere solo di turismo, è per fare ciò sarebbe giusto dare, alle opere d’arte che nobilitano i nostri musei, la possibilità di avere un valido eco sulla Rete.
Infine, mi sembra doveroso ricordare che il bene culturale non è patrimonio di chi lo possiede ma, dal momento in cui l’artista concede forma all’opera, l’opera stessa è parte del Mondo e dei suoi mutamenti, ed il miglior modo di donare al Mondo la conoscibilità dell’opera (oltre all’esposizione nel Museo) è quella di donarla alle “genti”, ponendola nel Pubblico Dominio.
[1] http://it.wikipedia.org/wiki/Diritto_d%27autore_italiano
[2] http://it.wikipedia.org/wiki/Peer_to_peer
[3] http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Bacco_%28Caravaggio%29&oldid=14414841
[4] http://wikimedia.it





Articoli (RSS)